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il SuperSantos

di Shockingsales (15/04/2010 - 11:15)

Ho 43 anni suonati, e da quando la mia memoria riesca ad avere un barlume di ricordi, c’è questa sfera arancione a strisce nere chiamata SUPER SANTOS .

 

Esistono cose che ci uniscono, a livello globale. Che hanno fatto parte della nostra vita, da Ragusa a Bolzano, unendo insieme una nazione intera nei medesimi gesti e nelle medesime emozioni, un esempio? Vi racconto le mie.

 

Primo ricordo, deciso che di andare a scuola non se ne parlava, ci si riciclava nella canonica , di Fantozziana memoria, partitella ai giardinetti o campetto di periferia.

Il secondo momento importante era poi il pallone.

 

Di li gli schieramenti politici si muovevano per promuovere la loro cordata, che quasi sempre portava allo scontro tra sostenitori del Supersantos e sostenitori del SuperTele .

( il SuperTele era un pallone solitamente nerazzurro, di fattura più leggera rispetto al competitor, e quindi con una diversa affidabilità qualitativa, tanto da dargli spesso forme più ovali che sferiche che spesso gli consentivano speciali tiri ad effetto che neanche Pelè dopo 2 litri di Tavernello sarebbe riuscito a fare . )

 

Chiaramente vinceva sempre il Supersantos, e lì partiva la colletta, altro atto di natura politico sociale, dove il maggiore azionista diventava proprietario della sfera, “firmando” il pallone con la Bic .

Questo lo portava ad uno status sociale superiore, in quanto poteva riciclare il pallone anche in strategiche e ormonali partitine di pallavolo con le compagne …

 

Colui che aveva il nome sul pallone diveniva, per virtù divine, il proprietario del Super Santos, con un'unica incombenza, quella di doversi ricordare di portare ogni mattina il pallone ma godeva, per contro, di numerosi vantaggi.

Esisteva, ad esempio, il postulato grazie al quale chi portava il pallone giocava la partita automaticamente; in virtù del servigio reso alla popolazione, evitava la tragica roulette umana della composizione delle squadre, molto più deleteria, dal punto di vista psicologico, del caporalato per la raccolta dei pomodori nella Campania interna.

 

Si sa, infatti, che i caporali sono meno dei capitani, e da noi i capitani "facevano" le squadre: dopo il tradizionale "pari o dispari", alternativamente, sceglievano i giocatori scandendone a voce alta il cognome.

Tutti quelli che hanno partecipato almeno una volta a questo rito, se ne iperfottono dei verdetti in diretta tv dei Reality Shows: non c'è neanche un millesimo della nostra tensione dell'epoca.

Quelli bravi a giocare, i primi ad essere nominati, erano sempre tranquilli, ma quelli un po' più scarsi vivevano seri momenti di angoscia, perché, una volta finiti gli undici per squadra, gli altri in sovrannumero, pure se si erano alzati all'alba come tutti gli altri per fare la partita prima dell'entrata a scuola, rimanevano inesorabil-mente esclusi

 

Altro vantaggio era l'accresciuta importanza politica in campo, un maggiore rispetto da compagni ed  avversari, poiché, in caso di discussione, chi portava il Super Santos poteva sempre pronunciare la temuta frase: "allora me ne vado e mi porto pure il pallone".

 

Questa è una piccola parte dei miei ricordi … raccontatemi i vostri

 

Michele Del Vecchio

 

michele@shockingsales.it

www.shockingsales.it

 

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